La transizione verso l’idrogeno richiede una visione concreta, consapevole del contesto infrastrutturale, logistico e industriale in cui ogni programma deve svilupparsi.
Nel caso della Puglia, l’idrogeno è sempre stato molto più di una semplice opzione energetica: rappresenta il vero obiettivo strategico capace di guidare la bonifica e la trasformazione dell’ex ILVA, generando al tempo stesso benefici ambientali, industriali e occupazionali per l’intera regione.
Trasformare l’ex ILVA in un impianto siderurgico decarbonizzato appariva – e continua ad apparire – la strada maestra per fare della Puglia, grazie al porto di Taranto, una sorta di hub adriatico meridionale “gemello” del polo triestino dell’idrogeno.
L’H₂, infatti, resta il carburante pulito più promettente per i trasporti pesanti, il settore marittimo e la siderurgia sostenibile.
Non è un caso che il tema dell’idrogeno sia tornato al centro del dibattito proprio nel momento in cui si è ripreso a discutere della cessione dell’acciaieria di Taranto a grandi player industriali capaci di integrarla in un futuro sistema nazionale dell’idrogeno, superando definitivamente una gestione esclusivamente pubblica e emergenziale.
Il vero nodo, oggi, è economico: occorre attendere che il costo dell’idrogeno verde diventi più competitivo. Nel frattempo, una soluzione pragmatica potrebbe essere rappresentata dal blending tra idrogeno e metano, accelerando così la transizione ecologica senza bloccare lo sviluppo industriale.
Da questo punto di vista la Puglia parte da una posizione privilegiata.
Grazie al gasdotto TAP e alla rete SNAM, il territorio ha accesso a miliardi di metri cubi di gas naturale, elemento fondamentale non solo come combustibile, ma anche come componente essenziale nel processo produttivo del DRI (Direct Reduced Iron), il preridotto ormai centrale nella siderurgia sostenibile mondiale.
È lo stesso modello già adottato in altri poli industriali strategici, come l’Oman, dove gas naturale e idrogeno convivono nella fase di transizione verso una produzione a basse emissioni.
Per questo motivo la Puglia guarda con maggiore interesse alle infrastrutture pipeline come TAP e SNAM rispetto a nuove soluzioni basate esclusivamente su rigassificatori navali.
La disponibilità di gas e la possibilità di integrare progressivamente quote crescenti di idrogeno consentono infatti di costruire una filiera energetica più stabile, sostenibile e immediatamente utilizzabile dall’industria.
In questa prospettiva, la Puglia può diventare la “Valley Adriatica Meridionale” dell’idrogeno, complementare e gemella rispetto al polo nord-adriatico di Trieste.
Il porto di Taranto potrebbe così assumere un ruolo centrale come hub di produzione e gestione dell’idrogeno, con impianti iniziali di elettrolisi nell’ordine dei 5–10 MW, affidati a grandi aziende energetiche in grado di conferire tecnologie, competenze e servizi di eccellenza.
L’obiettivo finale non sarebbe soltanto produrre energia pulita, ma costruire un ecosistema industriale integrato capace di rilanciare la siderurgia italiana, ridurre l’impatto ambientale e trasformare il Mezzogiorno in uno dei principali snodi energetici del Mediterraneo
