Come spero sia stato compreso, ho sempre visto la soluzione per l’ILVA del futuro — sia in termini industriali sia ecologici — come la vera chiave di volta per la nascita del polo regionale pugliese dell’idrogeno.
Anzi, sono e resto convinto che la priorità assoluta fosse la realizzazione della tanto attesa Hydrogen Valley.
Una possibile sceneggiatura industriale
La logica progettuale è relativamente semplice e può essere letta a ritroso.
Nel porto di Taranto si potrebbe replicare quanto già realizzato a Trieste, creando un hub dedicato alla raccolta, conservazione e gestione dell’idrogeno, con una capacità iniziale di almeno 5 MW tramite elettrolisi.
L’energia primaria necessaria sarebbe garantita da impianti rinnovabili locali — fotovoltaico ed eolico — oppure, in alternativa o integrazione, attraverso il reforming del gas proveniente dal TAP.
Gli elettrolizzatori potrebbero essere forniti e gestiti da Ansaldo Green Tech, partner strategico dell’iniziativa e soggetto incaricato della gestione energetica complessiva del progetto.
La scelta di utilizzare il gasdotto TAP consentirebbe inoltre di evitare il ricorso a eventuali navi rigassificatrici, spesso percepite dall’opinione pubblica come elementi di rischio.
Ansaldo, Danieli e Acciaierie d’Italia potrebbero utilizzare il gas TAP anche per la produzione di DRI (Direct Reduced Iron), garantendo così l’utilizzo esclusivo di forni elettrici EAF (Electric Arc Furnace) per una produzione stimata tra i 5 e i 6 milioni di tonnellate annue.
Le acciaierie potrebbero essere gestite a regime da partner industriali qualificati, sia italiani sia internazionali, con una possibile opzione preferenziale verso il gruppo Metinvest, realtà industriale anglo-ucraina.
Governance e implementazione
I diversi blocchi di implementazione del progetto dovrebbero essere eseguiti sotto la diretta responsabilità di Ex ILVA, con il supporto della Regione Puglia e del Politecnico di Bari nel ruolo di project manager istituzionali e scientifici.
Obiettivo strategico
L’intero progetto rappresenterebbe non soltanto un piano di riconversione industriale dell’area di Taranto, ma anche la base per:
- la creazione di un ecosistema regionale dell’idrogeno;
- lo sviluppo di competenze industriali e tecnologiche avanzate;
- la riduzione delle emissioni nel comparto siderurgico;
- il rafforzamento della competitività industriale pugliese;
- l’attrazione di investimenti internazionali nel settore energy & steel transition.
In questa visione, Taranto potrebbe trasformarsi da simbolo della crisi industriale italiana a modello europeo di transizione energetica e siderurgica.
