Per le aziende moribonde — o gravemente malate — sembra non esistere mai un vero “fine vita”.
Non c’è mai pietà. Solo continue trasfusioni economiche nel tentativo di prolungarne l’agonia.
Anche questa volta il Governo, nell’ambito del rinnovo degli sconti su benzina e gasolio, ha trovato altri 240 milioni di euro da destinare ad Acciaierie d’Italia, l’ex ILVA.
Secondo quanto emerso, dovrebbe trattarsi dell’ultima tranche compatibile con la normativa europea sugli aiuti di Stato, in attesa che il mercato individui finalmente una soluzione industriale privata capace di rilanciare il sito di Taranto.
L’obiettivo dichiarato resta quello di trovare un nuovo player della siderurgia “clean”, in grado di bonificare l’area e avviare una vera produzione di acciaio green. Tuttavia, la trattativa in corso con i pochi pretendenti rimasti sembra essersi arenata in una fase di stallo.
Eppure, nel frattempo, il mondo è cambiato.
La siderurgia innovativa è cresciuta, sia in Europa che in Italia. Esistono oggi competenze industriali, tecnologie e modelli produttivi molto più avanzati rispetto a quelli che per anni hanno tenuto in vita il vecchio paradigma degli altoforni tarantini. Realtà come Danieli o Acciaieria Arvedi dimostrano che un’altra siderurgia è possibile: più efficiente, più automatizzata e soprattutto più sostenibile.
Per questo motivo sarebbe forse opportuno aprire il confronto anche a nuovi soggetti industriali, compresi operatori specializzati nella produzione di acciaio green e nell’utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico strategico.
Perché oggi appare evidente una cosa: non basterà cambiare “padrone”.
L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che senza una presenza strategica dello Stato, capace di accompagnare investimenti industriali realmente innovativi, qualsiasi operazione rischia di trasformarsi nell’ennesimo rinvio del problema.
Taranto potrebbe invece diventare molto di più di un semplice sito siderurgico da salvare.
Potrebbe trasformarsi nel cuore di una vera Hydrogen Valley del Sud Italia: un polo integrato dove produzione di acciaio green, idrogeno verde, automazione manifatturiera, logistica portuale ed energie rinnovabili convivano in un unico ecosistema industriale sostenibile.
Sarebbe questa la vera svolta.
Non più soldi pubblici destinati a mantenere in vita un modello industriale ormai superato, ma investimenti orientati al futuro: bonifiche ambientali, innovazione tecnologica, transizione energetica e nuova occupazione qualificata.
Speriamo quindi che quest’ultimo intervento pubblico rappresenti davvero l’ultimo saluto al vecchio mondo dell’ex ILVA e l’inizio concreto di una nuova fase industriale.
Una fase in cui idrogeno verde, sostenibilità e innovazione non siano più slogan, ma la base reale di una rinascita produttiva virtuosa per Taranto e per tutto il Mezzogiorno.
