Quando sembrava ormai consolidata la prospettiva di un rilancio pubblico ed ecologicamente sostenibile di Acciaierie d’Italia, fondato sulla decarbonizzazione, sui forni elettrici e su una progressiva riduzione della dipendenza dal carbone, ecco riemergere la sorpresa.
Targata Federmeccanica.
Qualcuno, nel Governo, ma anche in una parte dell’opposizione e del mondo sindacale, riscopre improvvisamente che gli altoforni di Taranto dovrebbero tornare a pieno regime per garantire al Paese una produzione primaria di acciaio e ridurre la dipendenza dall’estero, sia per il minerale che per il rottame e i preridotti.
È un tema reale, che merita serietà.
Ma colpisce la rapidità con cui molti di coloro che fino a ieri sostenevano lo spegnimento degli AFO oggi sembrano accettare il ritorno a un modello fondato sul carbone coke e sul minerale vergine, come se nulla fosse cambiato sul piano ambientale, industriale e sanitario.
La verità è che la transizione siderurgica non può essere ridotta a slogan.
I forni elettrici rappresentano oggi una tecnologia essenziale per abbattere le emissioni, ma da soli non bastano: richiedono rottame di qualità e, sempre più, l’integrazione con DRI (Direct Reduced Iron), oggi prodotto prevalentemente con gas naturale e domani potenzialmente con idrogeno.
Questa è la vera traiettoria industriale della decarbonizzazione.
Riproporre invece un ritorno strutturale al ciclo integrale tradizionale rischia di essere una scelta regressiva, che rinvia ancora una volta il problema invece di risolverlo.
Il rischio concreto è che si stia accompagnando l’ex ILVA verso una lenta morte per inedia, senza il coraggio di scegliere fino in fondo una strategia industriale moderna, credibile e sostenibile.
Le ipotesi alternative, sulle quali ero tornato a nutrire fiducia qualche mese fa, rischiano così di restare solo una testimonianza di ciò che sarebbe potuto essere: una politica industriale riformista, capace di tenere insieme lavoro, ambiente, salute e autonomia strategica.
A memoria dei lavoratori e delle famiglie di Taranto.
