Una transizione radicale e pervasiva all’idrogeno non sarebbe soltanto irrealistica e costosa: in molte applicazioni risulterebbe anche energeticamente poco conveniente.
Non basta, infatti, sostituire un combustibile con un altro. Una società fondata sull’impiego diretto dell’idrogeno richiederebbe la trasformazione di gran parte del sistema esistente: motori, impianti industriali, depositi, reti di distribuzione, infrastrutture di trasporto e dispositivi termochimici. L’idrogeno rimane un vettore fondamentale della decarbonizzazione, ma non necessariamente deve arrivare come tale fino all’utilizzatore finale.
Dal Sole direttamente al combustibile
Da questa consapevolezza nasce l’interesse per i solar fuel, combustibili nei quali l’energia solare viene immagazzinata direttamente sotto forma di energia chimica.
È il campo esplorato anche da NEFERTITI, progetto finanziato dall’Unione europea nell’ambito di Horizon 2020. Il nome richiama la regina egizia Nefertiti, sposa del faraone Akhenaton, legato alla rivoluzione religiosa incentrata sul culto solare di Aton.
La tecnologia studiata dal progetto non coincide con il normale fotovoltaico seguito dall’elettrolisi. NEFERTITI ha sviluppato un sistema fotocatalitico nel quale la luce solare alimenta direttamente la conversione di acqua e anidride carbonica in combustibili e prodotti chimici, in particolare etanolo e alcoli a catena più lunga. Il processo integra nuovi catalizzatori, concentratori solari luminescenti e reattori fotochimici a flusso.
L’ambizione è avvicinarsi a una sorta di fotosintesi artificiale: catturare l’energia del Sole e conservarla nei legami chimici di una sostanza liquida, trasportabile e utilizzabile quando serve.
Per funzionare ed essere replicabili, le Hydrogen Valley hanno bisogno di condividere conoscenze, culture industriali e tecnologie. È per questo che abbiamo scelto Taranto e l’ex Ilva come punto di partenza per una nuova rivoluzione dell’idrogeno.
È, se vogliamo, una piccola nemesi storica: l’idrogeno, che non è riuscito a sottrarre rapidamente l’acciaieria al regno del carbone, può oggi contribuire a trasformare quello stesso territorio in un polo per la produzione dei combustibili del futuro. Una risposta concreta alle emissioni ereditate dal passato fossile.
Per produrre cherosene sostenibile, e-metano e diesel pulito servono idrogeno — preferibilmente ottenuto da fonti rinnovabili — acqua, carbonio recuperato e catalizzatori specifici. In un certo senso, ricreiamo artificialmente ciò che la natura compie attraverso la fotosintesi: trasformiamo energia, acqua e anidride carbonica in nuove molecole utili. È così che il “vecchio caro” idrogeno può finalmente conquistare il ruolo centrale che gli è stato a lungo promesso.
Il nostro progetto affonda le proprie radici nelle competenze dei Politecnici di Bari e di Zurigo e incontra l’ingegno italiano sviluppato anche in Svizzera, attraverso esperienze imprenditoriali d’avanguardia nel mondo delle tecnologie net zero.
Qui, in Puglia, possiamo contare su una forte vocazione industriale, sulla spinta della transizione ecologica e, finalmente, sulla volontà di decarbonizzare. Taranto porta sulle proprie spalle il peso di decenni di produzione attraverso gli altiforni: proprio per questo può diventare il luogo simbolo e il laboratorio concreto di una rinascita industriale sostenibile.
Anche noi siamo un’impresa molto giovane. Ma siamo profondamente in sintonia con questo territorio, con la sua storia e con il suo desiderio di rilancio. Vogliamo contribuire a costruire una nuova filiera energetica e industriale capace di generare innovazione, lavoro e futuro: partendo da Taranto, per parlare al mondo.
Solar fuel ed e-fuel: due percorsi differenti
Occorre distinguere i solar fuel diretti dagli altri combustibili sintetici.
Nel primo caso, la radiazione solare interviene direttamente nel processo fotochimico. Nel secondo, l’energia rinnovabile produce elettricità, dalla quale si ricava idrogeno mediante elettrolisi. L’idrogeno viene poi combinato con CO₂ catturata per ottenere e-metano, metanolo, benzina sintetica, e-kerosene o carburanti sostenibili per l’aviazione.
L’idrogeno resta dunque alla base di molti processi produttivi, ma diventa un intermedio industriale anziché il combustibile da distribuire obbligatoriamente a ogni veicolo o impianto.
Il vantaggio delle infrastrutture esistenti
È forse questo l’aspetto più rivoluzionario dei combustibili sintetici: la possibilità di ottenere prodotti con caratteristiche simili a quelle dei combustibili fossili ai quali si ispirano.
I cosiddetti carburanti drop-in, quando rispettano le necessarie specifiche tecniche, possono essere impiegati nei motori, negli aeromobili e nelle infrastrutture già esistenti, integralmente o in miscela. Depositi, autocisterne, condotte e sistemi di rifornimento potrebbero quindi essere conservati o adattati, evitando di ricostruire da zero l’intera filiera energetica.
Non tutti i combustibili sintetici sono automaticamente “a zero emissioni”: durante il loro utilizzo la CO₂ viene generalmente emessa. Il possibile beneficio climatico dipende dall’origine dell’energia, dalla provenienza del carbonio e dall’efficienza dell’intero ciclo produttivo. Se la CO₂ impiegata è stata catturata e il processo utilizza energia rinnovabile, il bilancio può avvicinarsi alla neutralità carbonica.
Una rivoluzione ancora da dimostrare
La prospettiva è affascinante, ma non bisogna sostituire una nuova ingenuità a quella che ha accompagnato alcune promesse sull’idrogeno.
I combustibili solari diretti sono ancora in una fase sperimentale. NEFERTITI si è posto l’obiettivo di arrivare alla validazione del sistema in laboratorio, raggiungendo un livello di maturità tecnologica TRL 4. Anche gli e-fuel devono affrontare problemi di rendimento, disponibilità di energia rinnovabile, approvvigionamento della CO₂ e costi produttivi.
Portare il carburante sintetico per l’aviazione verso prezzi dell’ordine di mille euro per tonnellata rappresenta un traguardo estremamente ambizioso, non una certezza già acquisita. La competitività rispetto ai combustibili fossili dipenderà dal progresso tecnologico, dalla scala degli impianti, dal costo dell’energia pulita e dalle politiche sul carbonio.
La strada, dunque, non sarà facile. Ma potrebbe essere più pragmatica di una conversione generalizzata all’uso diretto dell’idrogeno: cambiare l’origine dei combustibili, decarbonizzandone progressivamente la produzione, senza dover sostituire contemporaneamente ogni motore, ogni deposito e ogni infrastruttura.
La vera transizione potrebbe non consistere nell’imporre ovunque una sola tecnologia. Potrebbe nascere, invece, dall’integrazione intelligente di idrogeno, elettrificazione, combustibili sintetici e conversione solare diretta, scegliendo per ogni settore la soluzione più efficace.
I dati tecnici sul progetto — concluso il 31 dicembre 2025 — sono verificabili nella scheda ufficiale NEFERTITI della Commissione europea. La Commissione conferma inoltre che i combustibili solari diretti sono ancora in fase di ricerca e non risultano commercializzati su larga scala: rapporto europeo sui direct solar fuels
