A Taranto si continua a navigare a vista, senza una chiara guida nazionale e con una società civile ancora divisa tra il dilemma chiusura o rilancio “green”. Da un lato cittadini comprensibilmente stanchi e scettici, dall’altro posizioni ambientaliste spesso radicali – talvolta persino sul gas – e, all’opposto, visioni ottimistiche che immaginano un’acciaieria verde sul modello svedese o tedesco. Ma resta una domanda concreta: l’idrogeno, oggi, dove si trova davvero? Nei porti italiani?
Nel frattempo, il destino dello stabilimento continua a dipendere da decisioni giudiziarie – come quella attesa dal Tribunale di Milano – e da piani industriali ancora poco chiari da parte dei nuovi attori chiamati a rilanciare la siderurgia nazionale, non solo a Taranto ma anche a Genova e nel resto del Paese.
Personalmente, vedo molti passi indietro: dagli Stati Uniti agli operatori indiani, fino a un preoccupante silenzio italiano. Eppure è noto a livello internazionale che proprio Danieli, realtà industriale italiana, rappresenta oggi un riferimento globale nelle tecnologie basate su DRI (preridotto) e nell’utilizzo dell’idrogeno come alternativa ai combustibili fossili.
Non ci sono dubbi: la decarbonizzazione è l’unica soluzione credibile, sia nel presente sia nel futuro. Comprendo la rabbia e lo scetticismo dei cittadini, ma il rischio di “bluff” non sta nella transizione, bensì in un approccio ideologico che rifiuta qualsiasi soluzione intermedia. Se, ad esempio, si esclude a priori l’utilizzo di rigassificatori nei porti, diventa impossibile anche solo avviare una transizione graduale verso l’idrogeno verde.
Nel contesto tecnologico attuale, la decarbonizzazione di Taranto – così come quella di Genova – rappresenta invece una sfida concreta e strategica per il futuro industriale del Paese.
Da tempo sindacati e forze politiche chiedono una presenza pubblica, anche societaria, in Acciaierie d’Italia, a fianco dei futuri gestori industriali. Oggi, anche alla luce degli ultimi sviluppi, non ci sono più alibi. In questa direzione, appare condivisibile l’insistenza sul ruolo del pubblico come elemento di equilibrio e garanzia.
A maggior ragione se questo si traduce in una collaborazione strutturata con il sistema manifatturiero italiano per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e logistiche necessarie all’acciaio green.
Il dato davvero nuovo è proprio questo: una crescente sintonia tra Governo, pubblica amministrazione locale e sistema produttivo. Una discontinuità rispetto al passato, pur in presenza di visioni ancora divergenti su industria, salute e ambiente.
In questo contesto, appare pienamente condivisibile la posizione di Antonio Decaro, che ha ribadito con chiarezza la necessità di un ruolo pubblico attivo nella governance dell’ex ILVA, come elemento indispensabile per garantire equilibrio, trasparenza e visione industriale.
“La presenza pubblica è fondamentale per garantire il futuro industriale e ambientale dell’ex ILVA”
