La Danieli è oggi uno dei principali leader globali nella siderurgia e nella realizzazione di impianti per la produzione di acciaio basati su DRI (Direct Reduced Iron) e rottame, grazie alla progettazione e costruzione di forni elettrici e tecnologie avanzate utilizzate sia nei propri stabilimenti sia da numerosi produttori internazionali.
L’azienda è inoltre fornitore tecnologico anche per realtà come Jindal e Arvedi, elemento che rafforza l’ipotesi di un possibile ruolo nella partita industriale relativa all’ex ILVA. Non si tratta solo di una prospettiva industriale, ma di una visione tecnologica coerente con la trasformazione del settore.
Danieli, così come la stessa Arvedi, dispone già di un portafoglio tecnologico orientato all’idrogeno (H₂). La svolta più coerente con la necessaria rivoluzione ambientale per Taranto consiste infatti nell’adozione progressiva dell’idrogeno in sostituzione dei combustibili fossili, anche attraverso soluzioni inizialmente ibride che prevedano miscele di gas naturale e idrogeno nelle prime fasi operative.
La scelta della transizione ecologica nella siderurgia non è più rinviabile e sta diventando un elemento centrale delle strategie industriali europee. Anche perché la filiera dell’idrogeno verde sta finalmente uscendo dalla fase sperimentale, grazie ad accordi industriali tra Ansaldo e Duferco, allo sviluppo di hub regionali come quello del Piemonte e alla nascita di numerose Hydrogen Valley distribuite sul territorio nazionale.
Le infrastrutture di servizio, di stoccaggio e di distribuzione – soprattutto in prossimità dei principali porti italiani, dal Nord al Sud – stanno contribuendo a rendere questa prospettiva sempre più concreta. Anche gli osservatori più scettici iniziano a riconoscere che l’idrogeno, persino in miscela con il metano, può essere trasportato attraverso le reti esistenti, come quelle gestite da SNAM, diventando uno degli strumenti chiave di una transizione energetica giusta, sostenuta anche dai fondi europei.
