Acciaio e idrogeno: la transizione possibile tra Taranto e Genova

La scelta del futuro gestore industriale, auspicabilmente al fianco dello Stato, non potrà che orientarsi verso una coerente strategia di decarbonizzazione: l’abbandono degli AFO e l’introduzione di forni elettrici alimentati con abbondanza di materiali DRI.

Diversi operatori italiani hanno già maturato esperienze di successo in questo campo, come Danieli e Arvedi. È quindi realistico attendersi una svolta efficace, anche se purtroppo assai tardiva.

Per mettere definitivamente fine agli incidenti mortali basterebbe, innanzitutto, una manutenzione generale che non tolleri voragini nelle strade interne né le condizioni precarie di alcune strutture e impalcature sulle torri dell’ex ILVA.

Ma la scommessa sulla decarbonizzazione va ben oltre. Si tratta di un cambio epocale che potrebbe trasformare il tempo già sprecato in un’occasione per sincronizzarsi con una nuova ondata di innovazioni energetiche legate all’idrogeno.

Proprio nella primavera del 2026 l’idrogeno sembra affacciarsi sulla scena industriale in modo finalmente pragmatico, con filiere di supporto più affidabili e concrete. In questo contesto sta emergendo anche una strategia regionale sull’H₂, insieme alla nascita di diverse Hydrogen Valley distribuite tra Nord e Sud del Paese.

Anche in Sicilia si stanno muovendo importanti protagonisti industriali: Ansaldo e Duferco sono tra gli attori principali di questa svolta. Una trasformazione che smette di essere un sogno visionario di difficile realizzazione e diventa, invece, una piattaforma reale per la transizione ecologica.

Una prospettiva che riguarda tanto Genova quanto Taranto.